Alcune tecniche del Tatuaggio…

Gli Inuit usano degli aghi d’osso per far passare attraverso la pelle un filo coperto di fuliggine (la china, che artigianalmente e impropriamente si adopera per lo scopo è in fin dei conti una sospensione acquosa di fuliggine). Nelle zone oceaniche (Polinesia, Nuova Zelanda) il tatuaggio viene eseguito tramite i denti di un pettine di osso che, fermato all’estremità di una bacchetta (formando così uno strumento di forma simile a un rastrello), e battuto tramite un’altra bacchetta, forano la pelle introducendo il colore, ottenuto quest’ultimo dalla lavorazione della noce di cocco

I giapponesi, con la tecnica detta tebori, usano sottili aghi metallici e pigmenti di molti colori, ed introducono nella pelle sostanze di natura chimica diversa e di colore diverso. La tecnica giapponese prevede che gli aghi, fissati all’estremità di una bacchetta che viene fatta scorrere avanti e indietro (di forma simile a un sottile pennello), siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con minor violenza rispetto alla tecnica polinesiana, ma comunque in modo abbastanza doloroso. In Thailandia e Cambogia è in uso una tecnica, simile a quella giapponese, nella quale vengono utilizzate una diversa posizione delle mani del tatuatore e una bacchetta di lunghezza maggiore. L’angolo di introduzione degli aghi nella pelle è meno obliquo rispetto alla tecnica giapponese, ma il movimento della bacchetta è meno vigoroso

Il tatuaggio occidentale viene invece eseguito tramite una macchinetta elettrica, cui sono fissati degli aghi in numero vario a seconda dell’effetto desiderato; il movimento della macchinetta permette l’entrata degli aghi nella pelle, i quali depositano il pigmento nel derma. Tra le sostanze più usate ci sono il cinabro (usato per il rosso), il cromossido (per il verde) e il cobalto (per il blu)

Molti dei disegni realizzati con l’antica tecnica thailandese, strettamente legata al buddismo, hanno tema religioso, ed erano originariamente indossati e tatuati dai monaci stessi (Sak Yant, il Tatuaggio Magico).
Lo strumento tradizionale è un lungo tubo di ottone, con un’asta appuntita che scorre all’interno. Una volta intrisa nel pigmento la punta, una mano tiene l’estremità del tubo a contatto con la pelle mentre l’altra mano guida l’asta nella sua azione perforante, come una lenta macchina da cucito.
Le linee che si ottengono con questa tecnica sono formate da punti in sequenza, non da un segno continuo

Francia, 1885. Nasce la corrente pittorica del puntinismo, ovvero la scomposizione dei colori in una serie di piccolissimi punti accostati uno all’altro, rendendo così le immagini più dinamiche ed effimere. 200 anni dopo questo stile rivive tramite il dotwork tattoo, una tecnica complessa e che richiede una grande precisione da parte dell’artista, ma che da vita a tattoo unici: fiori di tutti i tipi e dall’armonia unica, scorci di paesaggi all’interno di  bellissime forme geometrichemandala o raffigurazioni ornamentali che sembrano abiti adagiati su corpi, ritratti artistici fenomenali e ricchi di significato.

Lo stile dotwork è perfetto per le persone dal gusto raffinato e sensibile. Per i più originali, un tocco di colore rosso può fare la differenza in un dotwork tattoo, tatuaggio che classicamente si affida unicamente al colore nero.